Ideecostruttive work in progress*5

10 Luglio 2010 Nessun commento

Dal caos del linguaggio delle idee alla trasparenza delle scelte condivise sulla cultura dell’abitare.

Giovedì 15 luglio 2010 ore 21,00
Design Library – via Savona, 11 – Milano
Ingresso Libero per accreditarsi inviate una mail a House Company Edizioni

Ne discutono
MASSIMO GIACON Illustratore, fumettista, artista neopop, designer
DARIO BREVI Artista
PAOLO ULIAN Designer
CARLO CASAGRANDE Designer
VALERIO CASTELLI Direttore Design Library
GIOVANNI PIVETTA Direttore editoriale HOUSE COMPANY EDIZIONI

Nell’occasione sarà presentato il Concorso Nazionale (1a Edizione)
“ECOHOUSING ART – Premio IMMOBILIARE 2011”
Greta La Rocca coordinatrice editoriale
Daniela Paola Aglione coordinatrice concorso
Cristiana Ceruti pr account

A partire dalla green economy e dall’ecosostenibilità ambientale ci si interroga sul senso dell’abitare. È partito l’11 giugno dalla Triennale di Milano un ciclo d’incontri,
*il laboratorio dell’Industria dell’Abitare, che farà tappa nelle principali città italiane per tutto il 2010 per discutere con i protagonisti, intellettuali – professionisti – imprenditori, sulle trasformazioni delle forme dell’abitare. Con aperture, scambi e contaminazioni tra Energie alternative, Urbanistica, Sociologia, Eco pensiero, Architettura, Design, Edilizia, Costruzioni, Real Estate, Tecnologia, Arte, Arredamento, Cultura verde.

Perché è appena iniziata un’epoca nuova contrassegnata da profondi mutamenti e processi innovativi, in via di sviluppo, che stanno rapidamente trasformando i caratteri prevalenti di concezione urbanistica della città, di un approccio ecologico nella sostenibilità ambientale, di investimento immobiliare, metodologia costruttiva e filosofia abitativa.
Mettiamo l’accento sulla visione dell’ambiente naturale e dell’ambiente costruito come motore di una nuova economia. Diventiamo a livello europeo e internazionale il laboratorio per la ricerca e la realizzazione dell’edificio e della casa ecosostenibile del futuro, dell’innovazione nel design e nell’arredamento per un’ecologica integrazione abitativa.

» Giovedì 22 luglio 2010 Design Library ore 21,00
Ideecostruttive work in progress*6
* il laboratorio dell’Industria dell’Abitare

Gaetano Pesce «Il design non è solo funzionale. Sì al designer Lapo Elkann: va oltre la tradizione»

28 Giugno 2010 Nessun commento
Le archistar sono ripetitori di stili: Gehry ha fatto solo Bilbao, Piano fa opere identiche, Koolhaas realizza progetti che non hanno nulla a che fare con il contesto

Preciso, pignolo, attento ai dettagli. A volte quasi maniacale. Un artista che vuole avere sotto controllo ogni situazione. Così viene descritto Gaetano Pesce dagli addetti ai lavori nel backstage dell’ultima edizione del Salone Internazionale del Mobile. Il designer e architetto nato a La Spezia e trapiantato a New York, scappato nel 1983 oltre Oceano come tanti Maestri italiani, ha inaugurato – 13 aprile 2010 – la kermesse milanese nel Salone d’Onore de La Triennale dove con l’azienda della provincia di Verona Le Fablier ha presentato la collezione L’Abbraccio, un tripudio di colori, sensazioni, emozioni perché Bisogna parlare ai segni e Il design è gioia. Qui l’abbiamo incontrato, o meglio l’avremmo dovuto incontrare, in realtà era già scappato in un’altra location dei Fuori Salone, al Milano Design Village dove, questa volta con la brianzola Cassina, esponeva, insieme al famoso Tramonto a New York1980, Cassina - i tavoli Sessantauna realizzati per celebrare il 150°annivesario dell’Unità d’Italia. Non è stato facile riuscire a parlare con lui, complice un’influenza che l’ha allontanato per qualche ora dai riflettori: o almeno questa è stata la motivazione ufficiale e, forse, ci piace credere che fosse vera e che non fosse una scusa per ritagliarsi un angolo di calma nel frullatore milanese. Ci piace credere che si sia ritirato solo il tempo necessario per prendersi un’aspirina e che poi fosse subito tornato in scena. Da vero stacanovista. Forse, condizionati anche da noi dall’atmosfera di Via Tortona, amiamo avere un’immagine romantica del designer che parla di emozioni, pensieri e stati d’animo.
Quando lo incontriamo non c’è tempo per l’intervista. Vuole sapere che cosa pensiamo delle sue nuove collezioni, vuole sapere che cosa pensiamo degli allestimenti: vuole un’opinione e nel chiedermela mi ricorda quell’attenzione maniacale al lavoro che in Fiera, dietro le quinte, mi raccontavano.
Abbiamo terminato la chiacchierata con Gaetano Pesce qualche giorno dopo, raggiungendolo telefonicamente nell’ufficio newyorkese. L’uomo di schiuma, come lo chiamava Carlo Scarpa – appellativo nato dalla continua ricerca sull’uso dei materiali, dal poliuretano, alle resine, alle gomme epossidiche – ha parlato di design e architettura, di emozioni e innovazioni, del dovere di designer e architetti di esprimere la propria anima in ciò che creano. Una capacità che, a suo avviso, si è persa. Forse, c’è un solo giovane al quale la riconosce: Lapo. Lapo Elkann.

Oggi il design è arte?
Sì, io direi di sì. Senza dubbio oggi il design è arte: ogni espressione innovativa, ogni espressione in grado di rappresentare la realtà, ogni espressione che è un commentario sulla nostra vita direi che è arte. Il design è un’espressione abbastanza completa perché non solo tratta la creatività, ma tratta anche il marketing, tratta la pubblicità, tratta le tecnologie nuove, tratta il problema dei materiali. È un’espressione molto completa rispetto a quella che si può chiamare l’arte tradizionale e quindi mi sembra che questo design, di cui si discute molto oggi, abbia varcato la soglia che lo separava appunto dalle arti tradizionali. Possiamo dire che non è più l’arte applicata di un tempo. È l’Arte, l’arte così come si pensa che sia oggi. Almeno come penso io che sia oggi.

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Il “Nav” affonda sotto i colpi delle valutazioni “falsate” Se abbandoni perdi più del 50% dell’investimento

28 Giugno 2010 Nessun commento

Il NAV (Net Asset Value) misura il patrimonio netto del fondo di investimento diviso il numero di quote emesse. In altre parole, nel caso di fondi immobiliari, il NAV è calcolato su stime del valore degli immobili eseguite da esperti indipendenti. Questo valore viene pubblicato e stimato per le relazioni semestrali e di rendiconto annuale.
«Nelle relazioni degli esperti – sostengono i funzionari della CONSOB – non sempre sono esplicitati in forma chiara e completa i criteri, i parametri e le assunzioni sottese alle stime»
Dubbi che, a quanto pare, sono stati manifestati anche dai revisori contabili al momento dell’analisi (e certificazione) dei rendiconti di più di un fondo immobiliare. Alle domande sulle perizie fatte dai revisori, in alcuni casi, le Sgr non hanno saputo dare chiarimenti. Scena muta quindi. Un elemento in più che ha dato il via al monitoraggio di Consob e Bankitalia sui fondi immobiliari. Autocorrezione entro un mese – si richiedeva a dicembre 2009 – A parte la richiesta di tracciabilità, avanzata nell’ambito della tradizionale moral suasion, Consob e Bankitalia si sono appellate all’autoregolamentazione delle Sgr e dei valutatori.
A sei mesi di distanza non v’è traccia di uno straccio di risposta da parte di Assogestioni che rappresenta gran parte delle Sgr italiane e Assoimmobiliare, nel frattempo il “Nav” si inabissa. Tuttavia, questo valore è puramente indicativo – asseriscono gli esperti di finanzia immobiliare – infatti una volta acquistate queste quote o si attende la chiusura del fondo immobiliare oppure si rivende a mercato tali quote ma in questo caso il prezzo è costituito dall’incontro tra domanda e offerta. La quotazione a mercato di una quota del fondo può pertanto discostarsi anche molto da quella del NAV che risulta essere una stima.
Peccato che in Italia gli esperti siano ben poco indipendenti e le valutazioni palesemente “falsate” a tal punto da rendere questi prodotti un’altro caso all’italiana di risparmio tradito”.
Questa brutta storia ve la vogliamo proprio raccontare…

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Claudia Bettiol «Non siamo più la classe pensante, ma ci avviamo a essere la classe di dipendenti»

28 Giugno 2010 Nessun commento
Mancano due ruoli in Italia: uno è l’intellettuale che passi il tempo a pensare, mentre l’altro è il giornalista che non pensi solo alle minigonne e faccia da volano culturale

È la prima laureata in ingegneria civile in Italia, è romana e non ha peli sulla lingua. Due specializzazioni in Bioarchitettura, un Master in Giornalismo e Comunicazione scientifica e uno in Gestione di Impresa: Claudia Bettiol è una delle poche intellettuali rimaste in Italia, e con orgoglio dichiara che nel nostro Paese La classe pensante è stata uccisa. Oggi si occupa di energie rinnovabili e di geopolitica e sogna un futuro più cool. E cool, per la socio-ingegnere romana, fa rima con Efficienza energetica.
È un fiume in piena Claudia Bettiol, stanca di un Italia senza linee guida, con Politici incapaci di decidere e giornalisti amanti delle minigonne. L’Italia, spiega e ripete con insistenza nel corso dell’intervista come spinta da un naturale bisogno di mettere in guardia, è destinata a soccombere davanti all’intellighenzia cinese e al pragmatismo degli altri Paesi, di chi ha capito che le rinnovabili saranno la via da seguire per uscire dalla crisi. E noi? Siamo troppo pigri, ma Dobbiamo svegliarci, se non vogliamo diventare i nuovi schiavi del terzo millenio.

Dopo aver spulciato il tuo blog cuoreeambiente.org, ho visto che hai scritto Bisogna costruire una vera politica energetica, non bisogna parlare solo di incentivi, non bisogna solo motivare le persone per assumere dei comportamenti con questa scusa… intanto il 19 maggio Italia Oggi ha pubblicato… il Governo stanzia 60 milioni per erogare contributi in denaro a favore delle persone che comprano una casa nuova ad alta prestazione energetica… l’Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – ha dichiarato in 3 anni 156 milioni agli edifici verdi… che cosa pensi di queste manovre del Governo?
Io penso che questa è una politica vecchia. L’anno scorso ho concluso un contratto di ricerca sull’efficienza energetica, proprio cercando di capire l’interazione tra tecnologia e società. E ho fatto anche delle simulazioni a computer sul comportamento delle società davanti a certe situazioni. Gli incentivi servono soltanto ad una particolare categoria di persone, che non sono né i pionieri né gli innovatori, queste manovre possono essere viste soltanto se accompagnati da altre politiche. Da soli non bastano, non creano il cambiamento, attirano l’attenzione di poche persone, che non sono quelle che porteranno al cambiamento. Invece quello che noi vogliamo è che riparta l’economia. Quello che noi vogliamo è colpire le persone che sono in grado di far ripartire l’economia e questo lo devi fare con una vera azione politica che prevede azioni a 360°, azioni mirate a diversi target della società in modo che l’effetto sia amplificato.

Quale può essere una vera politica energetica?
Intanto bisogna prendere delle decisioni. Sapere che se vogliamo affrontare e risolvere il problema energetico nei prossimi anni, intendo domani e non tra un anno o due, dobbiamo parlare di efficienza energetica, dove però io con il termine efficienza energetica intendo anche energie rinnovabili di piccola scala. Cioè per me il concetto d’efficienza energetica è l’efficienza del nucleo familiare o della piccola comunità che trae vantaggio dalla gestione dell’energia. Negli ultimi anni la tecnologia è avanzata; tra l’altro tra un anno o due usciranno sul mercato tantissimi nuovi prodotti perché all’inizio della crisi USA, Cina, Corea, anche Giappone e Germania hanno dato forti incentivi all’innovazione industriale. Hanno investito molto in tecnologia, hanno dato soldi alle industrie. Per cui queste industrie stanno producendo. Arriveranno presto tante novità, i prodotti che noi conosciamo a grande scala vengono realizzati a livello di microscala, come il kit fotovoltaico per la casa, il sistema a induzione per i carica batterie dei telefonini cellulari, i sistemi per il recupero dell’energia, le batterie domestiche e le auto elettriche… . L’auto elettrica diventa in realtà un componente del sistema energetico, è un sistema di batterie, puoi collegarlo alla casa e fai un unico sistema energetico. Allora tutti questi prodotti, che si possono comprare anche ai supermercati si iniziano a vedere, se vai nelle grandi catene distributive…

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Francesco Jodice «Amo i film horror e le inchieste mai risolte. Voglio far discutere il mio pubblico»

28 Giugno 2010 Nessun commento
Oggi fanno notizia solo i grandi eventi, alla gente comune non pensa nessuno. L’Italia è incivile: solo un sistema scolastico diverso potrà cambiarla

Un artista che ama definirsi tale proprio per il grande valore che attribuisce alle sue opere, capaci di dividere l’opinione pubblica e coinvolgere e sconvolgere il pubblico. Passioni noir che prendono vita all’interno di documentari pensati anche per il formato televisivo, perché tutti hanno il diritto di vedere cosa succede nel mondo. I suoi lavori sono andati in onda sui piccoli schermi di molti paesi del mondo, ma mai nel nostro paese, perché In Italia la televisione non esiste. Lo abbiamo raggiunto al Mambo - Museo d’Arte Moderna di Bologna – dove fino a settembre è in mostra con Citytellers, trilogia di documentari a carattere sociopolitico, in cui le città di San Paolo (Brasile), Aral (Russia) e Dubai (Emirati Arabi) vengono raccontate attraverso immagini fortemente descrittive, che toccano l’urbanistica, l’ecologia e la sociologia. Jodice intreccia reportagismo e inchiesta, cercando di dare luce a tutti i lati oscuri della vita metropolitana. Un architetto che ha scelto di essere fotografo e poi movie-maker, ma che non ama essere definito con queste rigide categorie, un artista che utilizza l’obiettivo per dar sfogo anche alle sue passioni, i film horror. Opere che escono dagli schemi canonici del cinema e dell’arte contemporanea, per rendere al pubblico immagini che devono far discutere, perché tutto quello che vuole è creare dibattito.

Partiamo dalla trilogia Citytellers: ha scelto temi e linguaggi particolari per dei documentari. Qual è la filosofia artistica che l’ha mossa?
Il progetto San Paolo Citytellers e più in generale tutta la trilogia Citytellers tratta unicamente di temi che potremmo definire di antropologia urbana, visti attraverso la lente della geopolitica.
Il noir che utilizzo io è in realtà una scelta di linguaggio, cioè il modo formale in cui questi fenomeni, che sono assolutamente reali, da me vengono visti e documentati. È però solamente il modo in cui queste vicende vengono trattate, possiamo dire visivamente traslocate. È la pelle, la pellicola linguistica con cui traduciamo dei fatti che sono assolutamente oggettivi e documentari. I film Citytellers finiscono per ibridare alcuni linguaggi: il primo, a me più proprio, è quello dell’arte contemporanea. Io non sono un film-maker né tantomeno un cinematografo noir, io sono un artista. Ma di fatto questi Citytellers creano una sorta di crocevia fra tre classi di racconto: arte contemporanea, documentario, cinema. Perché alla fine tutt’e tre le storie narrate nei tre film sono semplicemente fenomeni documentati senza nessuna fizionalità. Io, in quanto artista, realizzo delle opere d’arte. Il mio atteggiamento, molto prossimo al racconto antropologico, tende a traslocare delle storie, dei fenomeni, degli eventi così come sono. Quindi potremmo dire che sono delle opere d’arte che hanno la forma del documentario. Il loro linguaggio io lo definisco noir per un motivo legato alla reazione dello spettatore.

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Andreas Kipar paesaggista «Non si progetta just for fun. Gli edifici devono assolvere alle funzioni»

28 Giugno 2010 Nessun commento
Chi costruisce con il mattone è più avvantaggiato. Noi lavoriamo sul paesaggio, materia incerta, ma espressione della società per garantire un sano sviluppo

L’accento tradisce la sua origine tedesca, così come la sua determinazione. Andreas Kipar è il consulente del Sindaco di Milano per gli aspetti paesaggistici, colui che con la sua equipe cura tutto ciò che di verde c’è in città. Tanti progetti all’attivo, ma anche un po’ di rammarico per un’Italia burocrate che rallenta il progresso. Sentirlo discorrere di architettura fa pensare ad un sognatore, ma non di quelli che parlano e non concretizzano, piuttosto dà l’idea di avere una visione e di star facendo tutto il possibile per realizzarla. Le città cambiano, le risorse economiche non sono tante quante i progettisti vorrebbero e serve una nuova metodologia di pensiero perché Dobbiamo ripensare la città con nuove forme di percezione.
Lavora per dare a Milano un nuovo vestito, di colore verde brillante. Ma non risparmia una piccola polemica a Renzo Piano e al progetto che vede coinvolti gli alberi e la piazza più famosa della città.

Andreas Kipar, lei è un architetto paesaggista. Nel 1990 ha fondato con l’agronomo Giovanni Sala lo Studio LAND. In cosa si differenzia da un architetto che progetta per costruire col mattone?
Gli architetti che costruiscono edifici sono più avvantaggiati rispetto a noi: loro lavorano con la materia certa e spazi finiti. Noi con una materia non certa e spazi che non hanno confini. Noi lavoriamo sul paesaggio che è espressione della società per garantirle un sano sviluppo. Noi siamo molto lontani dal landscape design. Non vogliamo imbrigliare la natura, ma costruirla intorno a una società. Noi stiamo tra la L e la D di Land – la sua società che in inglese significa “Terra” – “L” sta per “Landscape” paesaggio, “D” per “Development”, sviluppo. Oggetto e obiettivo del progetto legati fra loro in modo ineluttabile. Al centro “A” per architettura e “N” per natura. In mezzo ci sta un nuovo rapporto tra architettura e natura, una nuova forma di integrazione. Incentrata su una concezione morbida e amichevole della funzionalità e della tecnologia. Il paesaggio svolge un ruolo centrale all’interno di un modello di sviluppo territoriale basato sulla consapevolezza e sulla sostenibilità, caratteristico della fase storica che sta attraversando l’Europa.

Il bello oggi ha ancora senso in architettura?
Oggi non si fanno più cose just for fun (solo per divertimento). Quando si progettano degli oggetti o degli edifici bisogna pensare non a una funzione ma a quante più possibili essi possano assolvere. Non ha più senso fare una cosa solamente perché è bella. Oggi abbiamo bisogno di una società fluida in cui si integrino vari aspetti. Ma in Italia la società è tutto fuorché questo.

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Il mattone ha salvato o distrutto il mondo?! Italia delle costruzioni, si salvi chi può …

28 Giugno 2010 Nessun commento

Duecentomila posti di lavoro nel settore delle Costruzioni, ma l’Istat si è spinto a calcolare fino a 300 mila addetti persi nella filiera allargata. Quante Fiat si stanno chiudendo nel silenzio generale? – si chiedono i Costruttori dell’asse nordista l’Ance Piemonte ha invitato Veneto e Lombardia a studiare un’iniziativa comune, una sorta di Assise del Nord … e il settore italiano delle costruzioni oggi è pronto ad esplodere. In piazza pensando insieme ai nostri operai – dicono i rappresentanti dell’Ance – che tra l’altro hanno stipendi infami nonostante costino alle aziende come i loro colleghi tedeschi. Si preannuncia una nuova ondata di fallimenti nelle costruzioni nel Nord Italia – sempre secondo l’Ance – per effetto di una mina fiscale vagante: È la norma introdotta nel 2006 da Visco che obbliga le imprese a versare l’Iva su case e appartamenti entro la scadenza dei quattro anni dalla costruzione, anche se sono rimasti inveduti. Con la crisi gli imprenditori non riescono a vendere e adesso, in questo 2010, molti di loro si trovano a dover affrontare esborsi verso il fisco nell’ordine dei milioni di euro.
Il governo aveva promesso piccole e grandi opere infrastrutturali per far decollare l’economia del Bel Paese, mai finanziate. Per quanto riguarda, invece, l’edilizia abitativa, nei primi mesi del 2009 il governo aveva lanciato il Piano Casa, un progetto velleitario che avrebbe dovuto andare di pari passo con la ripresa delle grandi opere. Se queste ultime, infatti, per loro natura sarebbero dovute essere appannaggio soprattutto delle grandi imprese generali, i cosiddetti general contractor, il Piano Casa, invece avrebbe dovuto ridare fiato alle piccole e medie imprese, cioè alla quasi totalità dell’imprenditoria italiana del mattone. Un piano gigantesco e sulla carta visionario che, però, in sostanza non è mai partito. Il Piano Casa non solo si è perso per strada ma per farlo decollare sarebbe stato necessario approvare una legge di semplificazione. Mai vista.

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Giacomo Morri «Investire nei fondi immobiliari? Mai in sottoscrizione, il mercato non è trasparente»

25 Giugno 2010 Nessun commento

In Borsa so a quanto compro la quota di un fondo, ma resta il dubbio che la valutazione degli immobili sia corretta: è pur sempre una stima, non una certezza.

Abbiamo un libro in mano – Investimento Immobiliare – di quelli non facili, infarcito di teorie, formule, case history, indici, un manuale per giovani professionisti della finanza immobiliare in divisa, colletto bianco, giacca Armani, cravatta pendant. Probabilmente se io e la socia Antonella, entrambe semplici account per la comunicazione per l’Industria dell’Abitare, ci proiettassimo seduta stante e libro in mano qualche secolo addietro, ci sentiremmo quali to, prezzo, prezzo di vendita, primo semestre 2010, Principles and Practice of Portfolio Management, processo di razionalizzazione, prodotto a basso costo, Professore di Amministrazione, Professore di Real Estate Investments, Professore Ordinario Politecnico di Milano, Property Investment, proposte d’investimento, proprietaria, pubblici, pubblico indistinto, Quaderno di Finanza, qualità, qualità della valutazione, qualità delle valutazioni, quanto vale la casa, quota, quota eccedente, rating, Reag, recupero dei crediti, relazioni degli esperti, remunerazione, rendimenti, rendimento, residenziale, revisori contabili, rischio, Scientifico empirico, sconto in Borsa, SDA Bocconi, Settanta, settori, Siiq, sistema americano, slide, Social Housing, sofferenze, Sole24Ore, sottoscrizione, spese, spese di gestione e manutenzione, Spin off, spiriti animali, Stati Uniti, Stato, stima, studente, tasse, teorie, titoli di stato, titolo azionario, to, prezzo, prezzo di vendita, primo semestre 2010, Principles and Practice of Portfolio Management, processo di razionalizzazione, prodotto a basso costo, Professore di Amministrazione, Professore di Real Estate Investments, Professore Ordinario Politecnico di Milano, Property Investment, proposte d’investimento, proprietaria, pubblici, pubblico indistinto, Quaderno di Finanza, qualità, qualità della valutazione, qualità delle valutazioni, quanto vale la casa, quota, quota eccedente, rating, Reag, recupero dei crediti, relazioni degli esperti, remunerazione, rendimenti, rendimento, residenziale, revisori contabili, rischio, Scientifico empirico, sconto in Borsa, SDA Bocconi, Settanta, settori, Siiq, sistema americano, slide, Social Housing, sofferenze, Sole24Ore, sottoscrizione, spese, spese di gestione e manutenzione, Spin off, spiriti animali, Stati Uniti, Stato, stima, studente, tasse, teorie, titoli di stato, titolo azionario, titolo standardizzato, tracciabilità, trasferimento di ricchezza, trasformare, trasparente, trasposizione, Università di Ginevra, valorizzati, valutazione, valutazione del perito, valutazione finanziaria, vendita forzata, vendite forzate, Vietnam, vigilanza Constitolo standardizzato, tracciabilità, trasferimento di ricchezza, trasformare, trasparente, trasposizione, Università di Ginevra, valorizzati, valutazione, valutazione del perito, valutazione finanziaria, vendita forzata, vendite forzate, Vietnam, vigilanza Consnovelle Cagliostro alle prese con algoritmiche alchimie dei mercati finanziari immobiliari, capaci di trasformare il mattone in oro. Stavolta spetta a noi, abituate a trasformarlo invece in proposte d’investimento, il compito di immergersi nei pescosi fondi immobiliari e non al Direttore, dalla ben più navigata esperienza, con lo scopo di arpionare informazioni fresche, mettendoci dalla parte del cittadino medio, boccaglio e pila alla mano, pronte a tuffarci. Per cercare di capire bene cosa vi aspetta nella deriva delle 341 pagine, vi riportiamo il profumo salmastro della prima frase e dell’ultima. Il primo approdo loda la bontà dello sforzo letterario per il professionista, per gli investitori istituzionali o privati perché spiega metodi e princìpi universalmente applicabili, chiude gli ormeggi consigliando però di rivolgersi agli specialisti, nonostante questo abbia un costo, da valutarsi congiuntamente con i guadagni presunti. Cosa c’è nel mezzo? Lo abbiamo chiesto a Giacomo Morri, Direttore del Master in Real Estate e Professore di Amministrazione, Controllo, Finanza Aziendale e Immobiliare presso SDA Bocconi, nonché coautore del volume con Martin Hoesli, Professore di Real Estate Investments presso l’Università di Ginevra, già autore di Property Investment: Principles and Practice of Portfolio Management, anno 2000.

Rispetto al testo di Martin Hoesli – il suo libro è una trasposizione o una traduzione?
Non è una traduzione ma una riedizione, ho cercato di contestualizzare i contenuti al mercato italiano, indicando dati e risultati. L’idea è proprio questa: dal generale che vale in tutti i mercati l’ho contestualizzato all’Italia. Alcuni capitoli sui fondi e le Siiq sono esclusivamente sull’Italia, mentre altre parti sono veramente scritte a quattro mani, nel senso che sono partito da quello che aveva fatto Martin Hoesli e ho aggiunto delle parti. Martin mi ha mandato ad integrazione dei dati aggiornati, io ho ampliato parti che lui aveva scelto di trattare in maniera più sintetica. L’esempio è sulle valutazioni, mentre lui aveva spiegato i principi io ho detto, diamo uno strumento in più al lettore diamo la possibilità di usare questo testo per imparare come si fa una valutazione e passo per passo ho esplicitato quello che nell’edizione precedente era spiegato solo come principio.

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Ideecostruttive work in progress*2

16 Giugno 2010 Nessun commento

Dal caos del linguaggio delle idee alla trasparenza
delle scelte condivise sulla cultura dell’abitare.

Mercoledì 23 giugno 2010 ore 18,00Legambiente di Milano (Via G. Vida 7)
Ingresso Libero per accreditarsi inviate una mail a House Company Edizioni

Ne discutono
CLAUDIO DE ALBERTIS Presidente Assimpredil
LORENZO FABIAN Docente di Urbanistica IUAV
ANDREAS KIPAR Presidente Green City Italia
UGO LA PIETRA Architetto, Artista, Designer
GIANNEGIDIO SILVA Presidente Metropolitana di Napoli
CARLO VALTOLINA Presidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano
ANDREA POGGIO Presidente Fondazione Legambiente Innovazione

Nell’occasione sarà presentato il Concorso Nazionale (1a Edizione)
“ECOHOUSING ART – Premio IMMOBILIARE 2011”
Giovanni Pivetta, direttore editoriale HOUSE COMPANY
Greta La Rocca, coordinatrice editoriale

A partire dalla green economy e dall’ecosostenibilità ambientale ci si interroga sul senso dell’abitare. È partito l’11 giugno dalla Triennale di Milano un ciclo d’incontri,
*il laboratorio dell’Industria dell’Abitare, che farà tappa nelle principali città italiane per tutto il 2010 per discutere con i protagonisti, intellettuali – professionisti – imprenditori, sulle trasformazioni delle forme dell’abitare. Con aperture, scambi e contaminazioni tra Energie alternative, Urbanistica, Sociologia, Eco pensiero, Architettura, Design, Edilizia, Costruzioni, Real Estate, Tecnologia, Arte, Arredamento, Cultura verde.

Perché è appena iniziata un’epoca nuova contrassegnata da profondi mutamenti e processi innovativi, in via di sviluppo, che stanno rapidamente trasformando i caratteri prevalenti di concezione urbanistica della città, di un approccio ecologico nella sostenibilità ambientale, di investimento immobiliare, metodologia costruttiva e filosofia abitativa.
Mettiamo l’accento sulla visione dell’ambiente naturale e dell’ambiente costruito come motore di una nuova economia. Diventiamo a livello europeo e internazionale il laboratorio per la ricerca e la realizzazione dell’edificio e della casa ecosostenibile del futuro, dell’innovazione nel design e nell’arredamento per un’ecologica integrazione abitativa.

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Ecohousing Art: le aziende e i partecipanti chiedono di più e la grande opportunità sconfina nel 2011

16 Giugno 2010 Nessun commento

Estesi i termini e le date del primo concorso al mondo che mette in mostra i processi creativi

Le formule sperimentali sono un’astuzia che richiede tempo.
Tempo per essere assorbite, tempo per essere capite, usate e ottenere un cambiamento effettivo nel sistema culturale e produttivo. House Company, l’organizzazione che ha ideato e che gestisce Ecohousing Art coglie l’invito e le esigenze delle aziende dell’Industria dell’Abitare e di junior e senior Artisti, Designer, Architetti Ingegneri partecipanti, ripensando tutte le date del primo concorso al mondo che invita ad inserire online, in itinere, i processi creativi:

ISCRIZIONI
Termine preiscrizioni – 30 novembre 2010
Termine iscrizioni – 15 dicembre 2010
1a Fase WORK IN PROGRESS – on line
Partecipanti: Inserimento ed esibizione dei processi creativi – fino al 31 gennaio 2011
Giuria Popolare: Voto ad opere e progetti – dal 1 giugno al 31 gennaio 2011
INVIO OPERE E PROGETTI
Inserimento on line definitivi + spedizione dall’1 al 18 febbraio 2011
2a Fase AWARD IN PROGRESS – on line
Inizio Voto Giuria Popolare 19 febbraio 2011
Termine Voto Giuria Popolare 22 aprile 2011
3a Fase ART SHOW IN PROGRESS – a Milano
Inaugurazione venerdì 6 maggio 2011 18.00
Premiazione Concorso Ecohousing Art, Sabato 4 giugno 2011
Fine mostra Domenica 5 giugno 2011

La giuria popolare può registrarsi QUI e votare fino al 22 aprile 2011.
Nella 3a fase voterà visitando la mostra.

www.ecohousing-art.it – uno spazio di cohousing per idee eco: la vostra opera, il vostro progetto, la nostra casa.
Qualcuno dei partecipanti del concorso passerà alla storia; House Company li fa prima passare alla geografia, nei territori digitali. Perché molte trasformazioni del futuro passano dalla rete. Ecohousing Art è reality show interattivo: una valigetta virtuale per artisti, designer, architetti e ingegneri che viaggiano nella rete, investendo creatività e talento per farsi trovare da aziende e professionisti che vogliono fare affari con le idee del futuro. Confermato da Maffesoli a Rifkin, da Di Felice a Paul Hawken, i fremissement e le moltitudini inarrestabili liberano le idee e moltiplicano le iniziative attraverso la diffusione nelle reti digitali: aperture, contaminazioni e scambi tra discipline e diversi ruoli, con il valore aggiunto di un’organizzazione che investe nel concorso le proprie competenze marketing: questa la garanzia di House Company a partecipanti ed utenti. Stabilire ogni giorno relazioni con Enti, imprese, addetti ai lavori per portare l’attenzione su opere e progetti da sviluppare e produrre che esprimano le declinazioni della cultura dell’abitare. Chiedendo ai partecipanti una forte dose di responsabilità nello sviluppare le idee, House Company ne promuove l’affermazione con l’obiettivo di mettere in relazione le nuove eccellenze con le realtà economiche e produttive dell’Industria dell’Abitare: artisti con gallerie d’arte, musei e collezionisti, designer con aziende, architetti e ingegneri con imprese di costruzioni ed enti pubblici.

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